Viviamo su una pallottola freddina che gira su se stessa, questa pallottola gira attorno a una stella di medie dimensioni, la quale gira attorno a una galassia, la quale si allontana dal punto di un’esplosione primordiale. Sin dall’antichità l’uomo ha notato un’alternanza tra un periodo di luce e uno di buio, abbiamo poi calcolato che è circa di 24 ore; abbiamo chiamato questo periodo “giorno”. Non solo, a un certo punto ci siamo resi conto che il clima era più o meno simile dopo circa 365 giorni e abbiamo chiamato questo periodo “anno”. Chissà come ce ne siamo accorti, probabilmente piantando meridiane sul terreno e osservando una ciclicità nelle ombre, oppure guardando i ritmi delle piante. Forse abbiamo tagliato i primi tronchi (o li abbiamo visti divelti a metà da tempeste) e abbiamo osservato tanti cerchi concentrici. Le piante non sanno dei moti della Terra, eppure si sono adattate a vivere secondo i suoi cicli. Di fronte a un mondo esterno che intorno a noi gira, ci siamo chiesti: perché non festeggiare l’avanzare degli anni? Così ogni volta che la Terra compie un giro completo intorno al Sole a noi piace soffiare le candeline.
L’ossessione dell’uomo è sempre stato uscire da tutto questo. Un ciclo naturale prevede nascita, crescita, riproduzione e morte; l’uomo ha sempre avuto paura dell’ultimo passaggio, probabilmente per il dolore provato dalla perdita dei propri affetti (anche perché nessuno, o forse solo uno in Galilea 2000 anni fa, ha potuto vedere la reazione dei propri cari dopo la sua morte). Così abbiamo forzato la nostra vita a essere concepita come una linea retta. Se pensiamo al sistema scolastico, lo vediamo come una sequenza ordinata di fasi: asilo, elementari, medie, liceo, università; tutto in riga. Così l’uomo prima è bambino, poi è adolescente (dal latino “adolesco”, che vuol dire “cresco”), poi è adulto (participio passato di “adolesco”, ovvero “cresciuto”), infine anziano. In realtà ognuna di queste fasi è caratterizzata da micro-fasi: le elementari si compongono di cinque anni, le medie di tre, e così via. Quelle fasi sono cicli ma sono visti il più delle volte come tappe; se vengo bocciato, non ho superato quella tappa, per cui rimango lì sino a riprovare l’anno successivo. Mentre gli altri giocatori scorrazzano nella plancia del Monopoli, io sto fermo in prigione. A ben vedere, le micro-fasi scolastiche sono cicli. La differenza è che in quei cicli non si rimane fermi, si direbbe in fisica che sono “sistemi non conservativi”.
La verità è che le linee rette in natura non esistono (o sono molto rare), tutto tende alla ciclicità. Quella pallottola che gira su se stessa e attorno al Sole ha impresso dei ritmi ciclici sugli oggetti e gli esseri che si trovano su essa, da qui deriva la ciclicità della nostra esistenza. Tuttavia, ciclicità non vuol dire rimanere fermi dopo un periodo di tempo; il mondo non si ripete uguale a sé stesso. Una qualsiasi collina vede ciclicamente erba matura a fine estate, poi secchezza autunnale, intemperie invernali e fioriture primaverili; nell’arco di un anno, le specie sopra essa saranno cambiate, cambia anche l’altezza del terreno, magari eroso dalle piogge. Sebbene il mondo sia ciclico, nulla si ripete uguale a sé stesso; tutto scorre.
Così sono i nostri anni. Certo, durante le scuole è più facile vedere le differenze perché da un anno all’altro cresciamo in altezza, spuntano peli e cambia il tono della voce. La vita da adulti (senza figli) invece sembra più piatta, sempre uguale a se stessa. Probabilmente è una ciclicità che ci piace, quasi confortevole, come “Una poltrona per due” a Natale. Se la vita sembra confusa, ciò che ridiventa uguale ci conforta. Al tempo stesso, quella ciclicità può sembrare una gabbia, forse un vortice in cui perdiamo il nostro tempo e finiamo per invecchiare senza accorgercene. E’ di nuovo lunedì, è di nuovo settembre, è di nuovo il 7 gennaio; dov’è il nuovo?
Il tempo tende a rendere tutte le cose cicliche perché ereditiamo la ciclicità della Terra, sono invece le nostre scelte ad andare in una o in un’altra direzione. Se guardiamo le cose retrospettivamente, non siamo nello stesso punto in cui eravamo l’anno scorso, siamo cambiati al nostro interno. Questo può confortare, se ci sentiamo immobili sempre nello stesso punto, in balìa di un ripetersi infinito degli eventi che non possiamo controllare. Al tempo stesso, ci terrorizza sapere che, se stiamo vivendo un momento positivo, quella sensazione prima o poi finirà, perché la morte fa parte del ciclo. Nasceranno nuovi elementi, conosceremo nuovi affetti, troveremo nuove occasioni che ci faranno sorridere; eppure, un momento bello non tornerà mai uguale a se stesso.
Credo che il ciclo vada accettato per com’è, una condizione esistenziale che influenza le nostre vite. Questo porta a mio avviso due insegnamenti: godere del tempo bello attuale, perché non tornerà; se viviamo un periodo di malessere, questo è destinato a scomparire, come muta prima o poi tutto.
Altre letture:





