Un film terribile che spiega benissimo cos'è la vera ricchezza
Cos’è la vera ricchezza? Viene spontaneo associare la parola all’accumulo di beni di valore e denaro, al deposito di Zio Paperone. Ho sempre trovato quasi triste che Zio Paperone tenga per sé tutto il denaro, non concedendosi le libertà che una condizione del genere garantisce, ma non farò la morale a un personaggio comico di fantasia (e che è comico proprio per questo). In ogni caso, la ricchezza materiale come fondamento della società o come massima aspirazione personale è un concetto molto più nuovo di quanto pensiamo, figlio del neo-liberismo.
Per esempio, nella società pre-industriale certamente la ricchezza contava meno della nobiltà. Se avete visto la serie “I Leoni di Sicilia” sulla famiglia Florio o avete letto i libri, si vede molto chiaramente come al mondo aristocratica non fregava assolutamente nulla della ricchezza materiale.
Può sembrare una concezione antica, remota e sciocca; eppure per interi millenni l’uomo ha ragionato così. Solo dagli anni ‘30 si è diffuso il neo-liberismo, per le idee di Von Mises e Hayek e grazie alla propaganda sostenuta dai Rockfeller e da altri magnati. I restanti 6000 anni di storia dell’uomo non erano focalizzati sull’accumulo di ricchezza come massima aspirazione personale.
Ritornando al titolo di oggi, sul senso della ricchezza, c’è un film del 2011 che mostra cos’è il vero benessere oggi. Mi trovo in una situazione strana nel parlarne, perché il soggetto del film (ovvero, il nucleo del film stesso) è incredibile, da tempo volevo parlarne qui sul blog e lo trovo veramente geniale. Il problema è che, nonostante ciò, il film è terribile, non lo rivedrei nemmeno se pagato. Si tratta di “In Time", con Justin Timberlake e Amanda Seyfried. Nel prossimo paragrafo riassumerò i punti salienti della trama che voglio commentare. Anche se non avete visto il film, vi invito a non saltare il paragrafo e accettare lo spoiler, perché comunque la visione sarebbe veramente deludente.
La trama è ambientata in un futuro molto vicino al nostro, dove l’uomo cresce naturalmente sino a 25 anni. Raggiunta quell’età, non si invecchia più e si avvia un contatore biologico presente nel braccio: la vera moneta del mondo è infatti il tempo. Se vado al supermercato, pagherò in un certo quantitativo di minuti o ore stringendo la mano al commesso. Dopo il lavoro, il mio datore mi stringerà la mano e mi darà i minuti guadagnati.
Come conseguenza, chi è povero non vuole perdere assolutamente tempo: la gente corre per strada, non esiste il camminare, perché ciò comporta perdere parte della propria vita; perdere l’autobus può determinare la differenza tra la vita e la morte, perché ti costringe a consumare più tempo per spostarti; la maggior parte delle persone ha con sé solo 24 ore ed è obbligata a lavorare, altrimenti finirà il proprio tempo e morirà. La società è dunque divisa tra persone normali che corrono di continuo e super-ricchi, con un’età sopra il centinaio o il milione di anni, di fatto immortali dal punto di vista dell’invecchiamento. I poveri, inoltre, vivono all’interno di ghetti, per uscire dai quali bisogna pagare un enorme quantitativo di tempo.
Il protagonista, Will Salas (Justin Timberlake), vive nel ghetto. Un giorno salva da una rapina un uomo ricchissimo, con un patrimonio personale di 116 anni. L’uomo gli rivela un segreto sulla società: in realtà esiste tempo per tutti ma i ricchi aumentano i prezzi con l’inflazione per essere gli unici eternamente giovani e liberi. Il super ricco allora dona tutti i suoi anni a Will, poi si suicida perché disgustato da una realtà di cui è complice.
Salto un punto essenziale che accade per non rovinarvi del tutto la visione, nel caso in cui decidiate di vederlo.
Non appena Will entra nel mondo dei ricchi, chiunque si accorge che lui è diverso. Non dalla capigliatura, non dai vestiti malconci, ma dal modo in cui cammina: Will corre, cammina di veloce, non sta mai fermo; i ricchi, invece, dato che hanno tutto il tempo del mondo, sono costantemente rilassati.
Il film sino a qui è interessante, poi si perde in scene completamente scialbe, per cui non vado oltre nel racconto.
Cos’è, dunque, la vera ricchezza se non il tempo? Il tempo è l’unico bene che possediamo, diceva Seneca. Il vero ricco è chi dispone del proprio tempo a suo piacimento, senza imposizioni o doveri da seguire. Non so se vi è mai capitato di sentirvi “in flusso”, di fare ciò che volevate nel momento esatto in cui volevate farlo. E’ una sensazione particolare che faccio fatica a rendere a parole, è come se nella vita in quel momento tutto fosse un’orchestra di musica classica in perfetto ordine, con tutto ben ritmato; le condizioni esterne si annullano e si vive per lo scopo che si sta perseguendo, sia esso lavorativo, un libro che prende l’attenzione o provare un senso di profondo interesse verso una discussione.
La libertà di disporre del proprio tempo non vuol dire necessariamente libertà di ozio, magari lo è anche. Elon Musk non ha mai smesso di lavorare nonostante avesse già accumulato un’immensa fortuna dopo la vendita di PayPal; ha deciso di investire il suo tempo in altri progetti imprenditoriali. Certo, forse sarebbe stato meglio se avesse limitato le sue aspirazioni alle auto elettriche e allo spazio, non alla politica, ma questo è un altro discorso di cui ho parlato qui.
Spesso le persone devono accettare tanti lavori per guadagnare di più o per sostenere la famiglia, lo ha raccontato recentemente Lino Banfi (Nonno Libero) al podcast “Passa dal Basement” di Gianluca Gazzoli. Personalmente per ambizione sfrenata e per curiosità mi sono trovato in mezzo a più progetti di quanti ne potessi seguire, con la gente che mi chiede “Ma come fai?”; non per denaro, più per curiosità esagerate. Al liceo ogni attività extra-curriculare dava +1 punto nel voto di maturità, con massimo 1 punto ottenibile in totale; io al quarto anno al posto di fare una singola attività seguivo corso di inglese, giornale di istituto, guida turistica per tesori nascosti di Palermo e altro. Masochismo? Mi volevo del male? In qualche modo tutto mi è servito a posteriori. Ma la vita non è solo accumulare cose che servono, è anche un piacere, a me piaceva farlo (e fare sempre di più).
Per me la vera ricchezza è proprio la libertà di seguire questi flussi emotivi e di attività pratiche. E’ la possibilità di scelta. Lino Banfi non avrebbe accettato diversi lavori in contemporanea se avesse avuto più soldi. Per quanto possiamo demonizzare il denaro materiale, la libertà si acquisisce con l’indipendenza economica, il denaro permette di acquistare il tempo. Non condivido l’idea che i soldi siano il fine ultimo della vita, non sono americano, sono orgogliosamente nato in Europa e in Italia, il lavoro nobilita veramente l’uomo. Al tempo stesso, bisogna scendere a patti con una società di tendenze neoliberiste, dove purtroppo il denaro aiuta a prenotare prima una visita medica o a fare avanzamenti di carriera (in Italia chi è ricco, può diventare più ricco; chi è povero, tendenzialmente rimane lì, scrivetemi se volete che approfondisca). Per questo oggi il denaro compra la possibilità di disporre del proprio tempo come si vuole, da cui la libertà.
P.s.: comunque personalmente a Leonardo Maria Del Vecchio non invidio la ricchezza ma i capelli (o la libertà di scegliere l’acconciatura).





