Cronache Americane: Elena di Troia deve essere nera
Una mia opinione sull'"Odissea" di Christopher Nolan; parte 4 dal mio viaggio in Texas
Il dado è tratto, una nuova rivisitazione dell’Odissea omerica è stata pubblicata, questa volta sotto forma di film. Nolan porta su schermo la sua Odissea, inserendo ciò che oggi viene definito epico. Ho avuto il piacere di vederlo in un cinema IMAX a San Antonio, in Texas, voglio condividervi delle riflessioni sul perché le scelte fatte dal regista (e dalla produzione) sulla storia e sui personaggi sono assolutamente lecite. Anche se non avete visto il film, potete leggere tranquillamente questo articolo, non rivelerò nulla sulla trama o sul finale.
L’epica è il genere per eccellenza in cui una civiltà racconta sé stessa e insegna dei valori: i Greci tramandavano i poemi sulla guerra di Troia e in essi riconoscevano il fondamento della propria civiltà; i romani leggevano l’Eneide di Virgilio con lo stesso scopo; nel Medioevo si raccontava la Chanson de Roland, ovvero il ciclo di Orlando (e ancora oggi ai bambini palermitani, attraverso L’Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio); difficile inserire la Commedia di Dante nello stesso gruppo, forse più le opere di Ariosto e Tasso, ma sicuramente l’epica italiana per eccellenza è Pinocchio di Collodi, inteso come racconto orale che ancora oggi viene letto ai bambini.
Il regista anglo-americano non è né il primo, né l’ultimo autore a rivisitare l’Odissea, è in ottima compagnia. Wikipedia conta 17 film, 11 romanzi, 9 opere liriche, 16 dipinti, 9 sceneggiature teatrali, 7 spettacoli televisivi basati sul poema originale. Questo dato già basterebbe per chi blatera di profanazione dell’opera originaria. Tra l’altro, quale opera originaria? E inventata da chi? Sul fatto che Omero sia stata una persona fisica, ci sono dei dubbi. I poemi venivano tramandati oralmente, a noi sono arrivati l’Iliade e l’Odissea, tuttavia il ciclo originario era composto da ben otto poemi:
Ciprie, attribuita a Stasino, racconta l’antefatto della guerra e i primi nove anni;
Iliade, attribuita a Omero, racconta i primi cinquanta giorni del decimo anno di guerra, sino alla morte di Ettore;
Etiopide, attribuita ad Arctino, prosegue il racconto, sino alla morte di Achille;
Piccola Iliade, attribuita a Lesche, dove viene raccontato del cavallo di Troia;
Iliuperside, attribuita ad Arctino, con il racconto della distruzione di Troia e la fuga di Enea;
Nostoi (“I ritorni”), attribuita ad Agia di Trezene, con i ritorno degli eroi nelle rispettive patrie;
Odissea, attribuita a Omero, racconta il viaggio di Odisseo sino a Itaca;
Telegonia, attribuita ad Eugammone; in essa Odissea torna nuovamente ad Itaca e viene ucciso da Telegono, figlio di Odissea stesso e Circe.
Come detto, solo i due omerici sono giunti a noi in forma intera, degli altri abbiamo solo frammenti o citazioni di autori del passato che li hanno letti. Persino sui due omerici nutrono vari dubbi i filologi, ovvero gli studiosi che provano a ripristinare il testo di un’opera alla sua forma originaria. Vi riporto uno dei più insidiosi, che riguarda nientepopodimenoche il cavallo di Troia: potrebbe non essere un cavallo. Come segno di riconoscenza verso un popolo amico, nell’antichità era usanza donare una nave piena di cibi e tesori. In particolare, una tipologia di nave fenicia molto diffusa aveva la polena a forma di cavallo ed era chiamata “hippos”. Avete capito dove voglio andare a parare, è possibile che da 3000 anni raccontiamo una storia sbagliata, che il cavallo non era un cavallo ma una nave. Avrebbe anche più senso che, dato che era usanza donare delle navi, i troiani accolsero ciò che a tutti gli effetti poteva essere un regalo divino. La prima testimonianza in arte che abbiamo del cavallo di Troia è nel vaso di Mykonos, datato nel 675 a.C. Pensate al povero artista, il quale potrebbe aver contribuito a diffondere un’interpretazione errata.
Il valore letterario dell’opera comunque è indubbio e siamo fortunati a poterla leggere ancora oggi. Non ebbe la stessa fortuna Dante, perché nel Medioevo in Occidente non c’erano testi in greco antico, per cui la conoscenza di quelle opere avveniva da commentari di altri autori. Sì, il passo di Ulisse all’Inferno è uno dei più belli della Commedia, ma Dante probabilmente non lesse l’Odissea.
Come potete vedere, lo scenario è abbastanza ingarbugliato, tra poemi persi e dubbi di interpretazione. Cosa ha fatto, dunque, Nolan? Ha preso una storia epica e l’ha adattata ai temi moderni. Ha utilizzato come mezzo quello del cinema, che è la forma d’arte più popolare, come era popolare la trasmissione orale tremila anni fa. Ha scelto di raccontare gli episodi più significativi dell’opera e ha adattato il contenuto al gusto moderno. Tanti artisti prima di lui hanno fatto la stessa cosa, altri lo faranno in futuro. Quando Jacques-Louis David dipinse “Il giuramento degli Orazi” (immagine sotto), scelse dei costumi non del VII secolo a.C. e illustra un saluto, quello romano, che non ha riscontro storico. Ha comunque creato un dipinto bellissimo per il gusto del suo tempo.
Nel suo adattamento, anche Nolan ha fatto delle scelte che si discostano dall’opera originale ed è legittimo così. La più discussa su internet è la scelta dell’attrice che interpreta Elena di Troia, ovvero Lupita Nyong'o, perché ha la pelle nera. E’ curioso che questo rappresenti un problema, mentre su Menelao (Jon Bernthal, immagine sotto) dalla chioma bionda rappresentato da pelato, nessuno ha avuto nulla da ridire. Se posso fare una battutaccia maschilista, se chiedete a me se vale la pena scatenare una guerra di 10 anni per riprendere Lupita, io rispondo assolutamente sì. Ma de gustibus non est disputandum.
Un’altra scelta molto discussa è quella della pellicola IMAX, per cui solo in pochi cinema al mondo è possibile vedere il film in formato originale (in Italia, solo in 12 sale). In particolare, rispetto alle altre pellicole o alla ripresa in digitale, la IMAX ha una resa dei colori notevolmente migliore e un formato diverso, più largo che lungo. A parte che per il formato standard è stato fatto comunque un adattamento visivo che non pregiudica la qualità finale del film, in ogni caso anche questa è una scelta legittima. Se incontrate un bravo artista che scolpisce solo marmo e non usa il granito, lo criticate? Credo di no. Allo stesso tempo, un’opera che aspira ad essere artistica può essere fatta nel formato che l’autore preferisce di più.
L’epica è il genere con cui una civiltà racconta sé stessa, in questo caso la scelta autoriale di Nolan riguarda la celebrazione della diversità. Ed è assolutamente legittimo farlo, contemporaneo e figlio del tempo attuale. Gli antichi tramandavano il racconto dell’Odissea per insegnare dei valori, noi rivedremo e faremo rivedere questo film ai nostri figli, è sempre stato così. Anche perché il messaggio centrale dell’opera è veramente bello, solo che vi ho promesso che non avrei fatto spoiler, dunque non mi esprimo su questo, ma vi invito caldamente ad andare al cinema.
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