Ode all'Inceneritore
Bruciare i rifiuti fa bene alla nostra anima
Ognuno di noi vive la propria bolla, fatta di una cerchia ristretta di conoscenze, letture e studi. Accade così sin dall’inizio dei tempi, sino a 100 anni fa la mia conoscenza si limitava alle persone del mio villaggio o della mia città, ai libri presenti nella biblioteca (se presente) o dell’oratorio, ai contenuti delle Sacre Scritture tramite il Catechismo, a ciò che la scuola insegnava (per chi poteva godere del lusso di frequentare una scuola). La bolla era geografica e sociale. I social network prendono le dinamiche sociali delle bolle, chiamandole “camere dell’eco”, e le inglobano al loro interno. Ciò che io leggo su Facebook e su Instagram sarà sicuramente diverso da ciò che leggete voi, perché i miei contenuti sono fidelizzati sui miei interessi, sulla mia area geografica e sulla mia lingua; banalmente, non vedo le pubblicità di negozi di vestiti in lingua svedese, ma quando nel 2012 impostai come mia località Stoccolma su Facebook perché ero un grande fan degli ABBA, li vidi. Ecco, capita però che talvolta la bolla esploda e che giungano notizie insolite e nuove. E’ accaduto così recentemente circa le discussioni sugli inceneritori in Sicilia.
Vi espongo il mio punto di vista. Vivo a Torino da quasi 10 anni, in questi anni ho vissuto anche a Madrid per 6 mesi e a Tampere (Finlandia) per 7 mesi. Ho avuto esperienze di ogni tipo per i miei studi, ho visitato vari Paesi per lavoro e per piacere. La bellezza del dottorato di ricerca è che più raccogli punti di vista diversi, più il tuo lavoro si arricchisce. Di conseguenza, quando il mio feed di Facebook mi ha fatto leggere le discussioni sull’apertura di inceneritori in Sicilia, il mio primo pensiero è stato: ancora parlano di inceneritori? Ancora c’è il problema rifiuti?
Purtroppo la cattiva gestione dei rifiuti è una vecchia storia di alcune regioni italiane, come la Campania, la Sicilia e il Trentino Alto Adige (sì, il civilissimo Trentino, come vi racconterò). L’uomo è l’unico animale che produce rifiuti e che ha le discariche, si può dire che la spazzatura sia connaturata alla natura umana. Se prende l’auto e fate un ridente viaggio in auto nei dintorni di Rovereto in Trentino, trovete diversi sacchetti di spazzatura ammassati ai lati dei fiumi. Da un po’ di tempo, dato che le regole sulla differenziata sono diventate troppo stringenti, le persone hanno iniziato a gettare rifiuti in natura, secondo la migliore delle antropiche tradizioni. Ci sono infatti dei limiti sul numero di rifiuti non differenziabili che puoi produrre; se sfori, paghi. Di per sé è un buon incentivo per differenziare; la realtà dei fatti è però diversa. Tenersi dentro casa per mesi profilattici, assorbenti e pannolini non è il massimo del comfort. E’ accaduto che il depuratore delle acque era andato in tilt perché la gente li aveva buttati nel gabinetto (qui la notizia, non mi sto inventando niente). Che differenza c’è tra il purissimo fiume Adige e il vituperato Oreto di Palermo? Che il secondo adesso è balneabile, il primo nì. Però immagino che associate l’Oreto a qualcosa di sporco, mentre l’Adige di altissimo, purissimo e levissimo. E’ questione di nomea e di fama, o di comunicazione se vogliamo.
(“Incredibile, vero? [In senso di stupore positivo] Nessun altro animale potrebbe produrre questo”; tratto da “The Office”)
Sempre in tema rifiuti, mi ricordo quando ero piccolo che i telegiornali aprivano il notiziario con il problema rifiuti in Campania, correva l’anno 2008. Curiosamente da lì a qualche mese ci sarebbero state le elezioni regionali, la regione era amministrata dalla sinistra e i telegiornali Mediaset tuonavano continuamente sul problema rifiuti. Quell’anno io stesso mi recai in Campania per le vacanze con la mia famiglia, a Pasqua 2008, mi ricordo distintamente che il problema rifiuti non era come era raccontato. E’ vero, i rifiuti c’erano ed erano accumulati ai lati di alcune strade; solo che il telegiornale parlava di oceani di rifiuti ingestibili, dalla mia esperienza posso dirvi che non era affatto così. Molto era propaganda politica, di nuovo, comunicazione.
Ora, torno al caso dell’inceneritore in Sicilia. L’Amia, la vecchia azienda di rifiuti palermitana, è fallita nel 2013 e da allora la gestione è della RAP. Nella mia limitata esperienza di cittadino che vive a Palermo pochi mesi l’anno, la RAP gestisce notevolmente meglio i rifiuti rispetto all’Amia, nulla da dire. Certo, le strade a volte sono sporche o piene di erbacce, ma io ho visto una gestione migliore. Il bisogno dell’inceneritore nasce dal fatto che, nonostante l’estensione della raccolta differenziata, ancora i rifiuti non recuperabili sono conservati in discarica. Negli anni le discariche si sono riempite, per cui si propone di bruciarli al posto. Una frangia ambientalista si oppone alla sua realizzazione, sostenendo che sia una soluzione sbagliata e desueta. Purtroppo però, non tutto è riciclabile e il caso dei rifiuti in Trentino lo dimostra. Bisogna dunque smaltire i rifiuti, in qualche modo e in qualche maniera. Lo riformulo meglio: i rifiuti DEVONO essere smaltiti. Una discarica sposta solo il problema un po’ più in là, nelle generazioni più avanti, un po’ come la creazione del debito pubblico italiano negli anni ‘80-90’. L’immagine dell’inceneritore che sporca e contamina è inoltre falsa, oggi si usano multipli filtri sui gas di scarico, il materiale viene differenziato prima dell’incenerimento. Lo scopo non è solo smaltire i rifiuti ma produrre energia, a Torino lo usano da anni e riscaldano a basso costo le case con il teleriscaldamento. Si discute addirittura di costruirne un altro.
Dal fallimento dell’Amia in poi, ovvero dal 2013, il mondo è cambiato molto in fretta, come ho scritto molte volte in questa newsletter. Mi cadono le braccia a terra quando vedo che si discute sempre degli stessi problemi mai risolti. Abbiamo una certa inerzia all’azione in Italia (e in Europa), tutto ogni volta è maledettamente lento, mentre il mondo esterno corre (e corre assai). Problemi di questo tipo, come la gestione rifiuti, hanno una soluzione già pronta e confezionata, manca solo la volontà di affrontarli. Certamente è anche una questione economica ma sono sempre più convinto che per cose ritenute importanti la politica riesce con uno schiocco di dita a trovare budget. Il punto è che stavolta non si vuole risolvere problemi. In fondo è comodo adagiarsi nei problemi, come ho scritto qualche settimana fa nell’articolo che vi scrivo sotto; al tempo stesso, basta, per Dio, bruciate quei rifiuti e non ci pensiamo più.
Leggi un altro articolo qui:
E' così sbagliato essere esperti di calcio, pandemie mondiali e politica internazionale?
Vi ricordate Facebook tra il 2012 e il 2016? Gli algoritmi di personalizzazione non erano così affilati come oggi, per cui tendenzialmente le discussioni avevano l’aspetto di una piazza davvero pubblica, con pluralità di punti di vista. Io mi ricordo che mi capitavano post di politici che non avrei mai e poi mai voluto seguire, mi ritrovavo a commentare…



