E' così sbagliato essere esperti di calcio, pandemie mondiali e politica internazionale?
Una contro-riflessione sul cosiddetto "italiano medio" e sull'analfabetismo funzionale
Vi ricordate Facebook tra il 2012 e il 2016? Gli algoritmi di personalizzazione non erano così affilati come oggi, per cui tendenzialmente le discussioni avevano l’aspetto di una piazza davvero pubblica, con pluralità di punti di vista. Io mi ricordo che mi capitavano post di politici che non avrei mai e poi mai voluto seguire, mi ritrovavo a commentare sotto i loro post. Erano gli anni in cui nacque il concetto di analfabetismo funzionale, di cui oggi parlerò. Voglio chiarire immediatamente un punto che vi spiegherò nell’articolo: l’analfabetismo funzionale (come anche il “patentino di voto”) è una grande castroneria, una bufala nata da spocchiosi per darsi arie, non è mai stato un problema vero, è servito solo a far dormire sogni tranquilli alle persone con un ego sconfinato. Il vero problema è il nostro rapporto con la comunicazione moderna. Vi dirò anche da cosa parte questa riflessione, non dall’ennesima lite sui social ma su una puntata di podcast illuminante che ho finito di ascoltare di recente.
Partiamo proprio dalla stagione 2013-2016 su Facebook. Mi ricordo i grandi trend pubblici legati al mondo della politica e della cronaca, per esempio, alle stragi in Francia e Belgio come quella alla redazione Charlie Hebdo, o al teatro Bataclan. Erano le prime volte in cui, quantomeno pubblicamente su internet, il singolo pensava di poter dare il proprio contributo a temi molto più grandi di lui. Non che prima non fosse così ma la società aveva più “gerarchie” e strutture intermedie: il mezzo principale di comunicazione era la televisione, se io da singolo volevo esprimere la mia opinione sul mondo, allora dovevo sperare di finire in tv. La radio forse è il primo amplificatore di informazioni che parte dal basso, vedasi per esempio Radio Aut di Peppino Impastato; ma la copertura potenziale dipendeva sempre dal segnale di trasmissione, quindi l’influenza rimaneva sempre locale nella maggior parte dei casi. I social network, invece, hanno eliminato questa struttura gerarchica, creando di fatto delle pubbliche piazze. Ai tempi ci illudevamo che le piazze erano veramente pubbliche e che gli algoritmi non manipolassero le informazioni, ne abbiamo già parlato in questo blog e vi lascio l’articolo alla fine per un reminder.
Quegli anni hanno visto l’affermarsi su internet dei “tuttologi”: dato che era (ed è) lecito esprimere la propria opinione su qualsiasi argomento, allora lo facevo. Nacque una diatriba lunghissima su chi fosse veramente “esperto” in un determinato campo, soprattutto, in quegli anni nacque il concetto di “analfabetismo funzionale”. Per chi non lo sapesse, l’analfabeta funzionale è colui che sa leggere e scrivere ma ha difficoltà a interpretare o capire un testo complesso. Vi ho anticipato che secondo me è una castroneria, vi spiego adesso il perché.
Una costante dei credi religiosi e politici della storia dell’uomo è quella di darsi delle arie e credersi migliori, in qualsiasi tempo e in qualsiasi epoca. Si parla di etnocentrismo. Vi faccio un paio di esempi:
nel 1500, durante la disputa di Valladolid, si discuteva se fosse moralmente accettabile la conquista armata spagnola delle Americhe e la sottomissione dei nativi americani. Juan Ginés de Sepúlveda sosteneva che i nativi americani fossero inferiori sul piano civile e morale;
gli antichi Greci guardano i non-greci con spocchia, coniando il concetto di “barbaro”;
molte religioni sostengono che un popolo o un sotto-gruppo siano scelti dal divino: il calvinismo (non per un legame sanguigneo ma alcuni sono gli eletti di Dio e altri no), il mormonismo, le religioni della Mesopotamia (per i loro re eletti dal divino), alcune correnti dello scintoismo in Giappone;
infine, l’ideologia nazista e fascista degli “ariani”, o comunque di razze superiori ad altre.
Gli esempi sono molti altri, ho solo elencato alcuni. Se da un lato tutti questi credi hanno in comune che un gruppo o sotto-gruppo sia ritenuto superiore agli altri, io personalmente identifico un’altra caratteristica: mai nessuno dice di essere un deficiente. Sarebbe interessante vedere una religione che dica “Guardate, gli esseri divini hanno prescelto i migliori, ma purtroppo non siamo noi, noi siamo solo deficienti”. Questo vale anche per le modernissime e agghiaccianti teorie razziste eugenetiche, per cui alcuni popoli sarebbero migliori degli altri geneticamente; mai nessuno che dica “Mannaggia, sono nato cretino”.
Ecco, questa è la caratteristica comune con chi usa il concetto di analfabetismo funzionale. Viene definito analfabeta funzionale chi non capisce un testo lungo o un discorso complesso; in realtà l’analfabeta funzionale è semplicemente uno che la pensa diversamente da voi e che ha diversi riferimenti culturali. Non mi stupisce che il concetto vada tanto in voga in certi ambienti che usano la cultura come una fonte di ego e non di umiltà. Conduco da più di un anno un podcast, Brain Glitch, dove intervisto scienziati e ricercatori, vi posso garantire che non ho mai sentito persone più umili di chi conosce davvero le cose e, soprattutto, sa la vastità del mondo che c’è oltre la propria conoscenza, che è pur sempre limitata.
Di contro, ciò non comporta che tutte le nostre opinioni siano alla pari, e qui vi illustro il punto sulla comunicazione moderna e la distinzione tra Sistema 1 e Sistema 2 del cervello. Prima di procedere, se è la prima volta che sentite parlare di Sistema 1 e Sistema 2 di Kahneman, vi consiglio di leggere prima questo articolo che avevo scritto sul tema, “Tre libri che hanno cambiato la mia vita”, altrimenti potrebbe essere difficile seguire il discorso. Se invece conoscete questa distinzione, potete proseguire con questa lettura.
Dicevo, Sistema 1 e Sistema 2. In brevissimo e semplificando molto, il Sistema 1 “spazzola” la realtà e restituisce una percezione al Sistema 2. Quando entro nello studio di un medico, vedo una grande scrivania e dietro una sfilza di attestati di laurea, specializzazioni e corsi dietro. Mentre guardo la dottoressa, il mio occhio inevitabilmente legge i titoli accademici che lei possiede. Di conseguenza, il cervello pensa “Caspita, questa è una persona importante”. Più precisamente, così percepisce il “Sistema 1” del cervello, e il Sistema 2 formulerà i suoi giudizi pensando che ciò che sta per dire il medico è importante. Allo stesso tempo, quando accendo la televisione e vedo presentatore e ospiti, automaticamente il Sistema 1 pensa “Caspita, questo è importante” (a meno che la trasmissione mi faccia antipatia). Il luogo dello studio del medico è predisposto per dare importanza alla parola del medico, così come un’aula universitaria è predisposta per dare importanza alla parola di chi insegna; tutte le sedie sono rivolte verso la cattedra, automaticamente chi sta dietro la cattedra è importante. Chiaramente, la nostra percezione è influenzata non solo dai luoghi, ma anche da come si presenta la persona che abbiamo di fronte, dal suo tono di voce, dal modo con cui gesticola. Un professore universitario che è molto nervoso di fronte alle domande, trasmette nervosismi e confusione anche ai suoi studenti. Questo è il secondo anno in cui ho avuto il piacere di fare da esercitatore in alcune classi di Ingegneria Aerospaziale, è una cosa che ho provato sulla mia pelle: andavo preparatissimo in classe, ma se nel modo con cui spiegavo gli argomenti traspariva agitazione (e avendo 200 occhi puntati contro, all’inizio era molto frequente), dall’altro lato si percepiva confusione, indipendentemente dalle parole giuste e dalle slide corrette che mostravo. E’ la forma, in sostanza, a influenzare notevolmente la ricezione del contenuto; è il Sistema 1 che modifica il pensiero del Sistema 2. E’ una cosa che accade sempre e comunque. E’ famoso l’esperimento del 2007 in cui il famoso violinista Joshua Bell suona dentro la metropolitana di Washinghton DC e non viene notato dai passanti (se non da qualche bambino), mentre il giorno dopo migliaia di persone avrebbero pagato $150 a testa per ascoltarlo a teatro (e $150 del 2007 sono molto di più dei $150 di oggi). Bell rimane un violinista eccezionale? Indubbiamente. Tuttavia, è il teatro che ne “certifica” l’importanza; i palchi e le sedie rivolte verso un punto focale dicono ai Sistemi 1 degli spettatori che quella è una persona importante da ascoltare.
Il mondo ha funzionato così, con luoghi che certificano l’importanza, e anche internet funziona alla stessa maniera. Come ho scritto all’inizio, con internet nasce la pubblica piazza, e in piazza siamo tutti uguali. E’ semplicemente un luogo dove non ci sono piedistalli o palchi. Ciò ha portato persone molto diverse tra loro a confrontarsi e ha appiattito completamente la percezione di importanza che invece viene portata dai luoghi tradizionali. Un tempo c’era la “spunta blu” di Instagram che qualificava l’importanza di una persona rispetto alle altre, oggi invece si può tranquillamente acquistare al costo di circa due pizze margherite, quindi anche quella non vale niente.
Tornando al discorso sugli analfabeti funzionali, nelle (ahimè) frequenti liti sul web, come faccio a distinguermi dall’altro? Dandogli del deficiente. Non posso dire che sia analfabeta, perché sta scrivendo alla stessa maniera in cui sto scrivendo io; posso però dirgli che comunque non capisce, che non coglie il contenuto di un messaggio nonostante lo legga: è un analfabeta funzionale. Da qui nascono innumerevoli cretinate, tipo la teoria del patentino di voto, per cui serva una certificazione di intelligenza per esprimere la propria opinione. La verità è che l’analfabeta funzionale non esiste. Puntualmente leggo più errori grammaticali e concettuali in chi non si definisce analfabeta funzionale rispetto a chi, invece, molto umilmente, si definisce persona normale, o non si dà definizioni.
Attenzione, non che voglia svilire l’importanza della cultura, né voglio dire che siamo tutti uguali, ci mancherebbe. Io credo veramente che la curiosità e la dedizione siano gli strumenti per elevare le nostre vite al di sopra di orizzonti limitati della quotidianità. Al tempo stesso credo che la cultura sia intrinsecamente democratica. Tutti possono leggere, scrivere e informarsi, ma chi non lo fa perché ha altri interessi, non è meno nobile di me. Il punto è che non possiamo prescindere dalla forma, che influenza attivamente il contenuto.
L’errore commesso durante la pandemia dai media è stato questo: mettere nella stessa inquadratura televisiva chi ha studiato e chi no. Se si parla di salute pubblica, non posso valutare alla stessa maniera l’opinione di un passante con quella di una società scientifica. La seconda, infatti, assume un punto di vista frutto di anni e anni di studio; ha dei principi etici su cui si basa; ha delle dinamiche interne di confronto. Un dibattito, in scienza, non vale assolutamente niente: bisogna portare prove e dati, le discussioni si svolgono solo ed esclusivamente sulle prove e sui dati, non sulle opinioni. Chi fa scienza lo sa e vive di questo. Provate a partecipare a una conferenza scientifica, vedrete che sono molto diverse dai talk show. Al tempo stesso, se in un programma televisivo metto di fronte un virologo e un sedicente esperto, io sto ponendo i due interlocutori sullo stesso piano, ed è sbagliato farlo se parliamo di salute pubblica. La forma (lo studio televisivo) ha plasmato il contenuto, mettendo sullo stesso piano esponenti delle società scientifiche e persone comuni solo perché in possesso di una certa retorica. Tuttavia, non sono la stessa cosa, non hanno fatto gli stessi studi, non hanno la stessa esperienza, non vanno ascoltati allo stesso modo. E questa è una lezione che ancora non abbiamo imparato, perché con hantavirus ed ebola vediamo nuovamente persone diverse sotto lo stesso riflettore. Chi ha uno studio televisivo, ha la responsabilità di decidere chi è importante e chi no. Con “responsabilità” intendo sottolineare che è responsabile di ciò, deve rendere conto e ragione di ciò.
La puntata di podcast da cui nasce questa riflessione è l’intervista ad Alberto Angela fatta da Gianluca Gazzoli (“Passa dal Basement”). In quest’intervista, Alberto Angela sostiene che l’italiano medio sia molto curioso e che sia affascinato dal mondo: è così. Piero Angela non era uno scienziato, era uno straordinario comunicatore della scienza. Non ha preso mai a sberle il pubblico, nessuno si è mai sentito umiliato di fronte a SuperQuark, a nessuno è stato dato dell’analfabeta funzionale, tutti siamo rimasti stupiti e affascinati. E’ molto comodo dire che l’interlocutore sia un deficiente che non capisce; è molto più difficile ammettere che siamo noi che non sappiamo comunicare bene. Iniziamo dunque ad abbandonare la spocchia dietro gli analfabeti funzionali, che non esistono, e a riflettere invece su come funzionano i mezzi di comunicazione, perché siamo alla fine animali sociali, costruiamo le nostre vite sulla parola.


