Questa è l’estate più calda mai registrata, ma anche l’estate più fresca dei prossimi anni. Siamo tutti collettivamente dentro una pentola con l’acqua come ranocchie, qualcuno esternamente sta aumentando gradualmente il livello della fiamma e via via ci andiamo abituando a temperature sempre più alte, finché moriremo bolliti; peccato che quel qualcuno siamo noi stessi, dato che inequivocabilmente la crisi climatica è causata dall’uomo. Chiaramente, la crisi non colpisce tutti allo stesso modo, basta pensare a chi può permettersi di installare e usare l’aria condizionata e a chi no, oppure alle zone più soggette a crisi climatiche e a quelle meno influenzate. In Texas avevo 42°C di massima e 80% di umidità (la temperatura percepita era 49°C), ma ai texani fregava poco per due motivi: può fare anche più caldo e loro sono tutto sommato abituati; sparano l’aria condizionata a 20°C e se ne fregano, tanto hanno bollette bassissime (ma emissioni di CO2 quattro volte quelle italiane pro capite, stando ai dati del 2023; fonti qui e qui). Oppure, ancora più cinicamente, mentre la maggior parte degli italiani sta bollendo, gli abitanti nel nord del mondo (Russia, Canada) hanno temperature più gradevoli; devono far fronte a incendi devastanti ma le temperature in media sono migliori. A ogni modo, l’ambientalismo dagli anni ‘70 spinge verso una riduzione delle emissioni di carbonio e altre misure di mitigazione, ora ci punta (giustamente) contro il dito e ci dice Te l’avevo detto. Ma oggi voglio esplorare un nuovo punto di vista, perché se è dagli anni ‘70 che si fanno appelli mai andati in porto, la colpa è in parte di chi ha comunicato male l’importanza della questione, sottovalutando un punto importante di fondo: l’essere umano tutto sommato non è un grado di programmare nel lungo periodo e tutto sommato è poco altruista.
Il nodo di fondo è il seguente: statisticamente parlando, l’essere umano preferisce avere gratificazione immediata rispetto a un beneficio più grande che si può avere nel futuro; in altre parole, meglio l’uovo oggi che la gallina domani. È un fenomeno ben documentato in vari studi: nel 1981 l’economista Richard Thaler mostrava come il valore soggettivo di una ricompensa diminuisca quanto più questa viene spostata nel futuro. Lo si vede anche nel rendimento medio degli studenti, tutti infatti potenzialmente possono andare benissimo a scuola, solo che Signora mia, suo figlio è intelligente ma non si applica. Studiare è un investimento per il futuro remoto, non il futuro prossimo; la sufficienza per passare un’estate felice senza debiti è 6, non è 8. Perché allora mi conviene studiare quando posso fare il minimo indispensabile (o poco sopra il minimo indispensabile) e passare l’anno? La maggior parte degli studenti ragiona così. Se il ragionamento è questo, non è perché lo studente è sporco, brutto e cattivo, ma perché da un lato la società e la famiglia non danno gli strumenti giusti per capire l’importanza dello studio, dall’altro perché statisticamente la maggior parte delle nostre menti funziona così. Dal 1972 in Nuova Zelanda lo psicologo clinico Terrie Moffitt seguì più di mille persone dall’infanzia all’età adulta per trent’anni, osservando che livelli più elevati di autocontrollo da bambini erano associati, in media, a migliori condizioni economiche, maggiori capacità di risparmio e risultati socioeconomici più favorevoli da adulti, anche tenendo conto di fattori come intelligenza e provenienza sociale. Utilizzo i termini “in media”, “statisticamente parlando” e simili perché ci sono controesempi in ogni caso, ma il discorso deve essere fatto su un comportamento medio e le medie dicono questo.
Anche l’intero giro di soldi dietro il tabacco si fonda su questo: non si pensa ai danni che si avranno tra 10 o 30 anni, si preferisce la dopamina che viene rilasciata nel cervello ora e subito. Anche qui, ci sono fumatori che non sviluppano nessuna malattia; in media però, tra il 10 e il 15% sviluppa il cancro; le percentuali salgono se guardiamo agli altri problemi. Immagino conoscerete qualche fumatore, magari una trentina di fumatori abituali, dato che una persona su cinque in Italia fuma (forse siete voi stessi fumatori). Sappiate che di quei trenta, 3 o 4 svilupperanno un cancro a causa del fumo. Anzi, probabilmente svilupperanno un cancro, magari sì, magari no (speriamo di no). Le pubblicità fallimentari contro il fumo sfruttano le ambiguità, forse ti verrà un ictus, però forse no. Abbiamo tuttavia così tanti dati sul fumo che con ottima probabilità qualcuno purtroppo lascerà la pellaccia di ictus, infarto o cancro.
Posto quindi che l’essere umano statisticamente parlando pensa poco al futuro, vi pare ragionevole una campagna di comunicazione che dice “Tra 50 anni ci saranno disastri frequenti e farà più caldo”? Probabilmente io tra 50 anni sarà già morto, a me che c**** me ne frega a me! direbbe "Maccio Capatonda ne l’Italiano medio. Eppure, questo e slogan simili sono stati il fulcro delle battaglie climatiche sin da quando sono nate negli anni ‘70 ad oggi. Attenzione però, non vuol dire che siano state inutili, anzi. Ve ne ho parlato con la storia di Bush padre ambientalista (vi lascio l’articolo sotto per recuperarvelo), se oggi le tematiche ambientali comunque sono sulla bocca di tutto il mondo occidentale, è grazie a chi dagli anni ‘70 ha martellato su queste cose. Al tempo stesso, se tu minacci qualcosa di terribile che accadrà tra 50 anni e la gente inizia ad ascoltarti dopo 50 anni, le cose sono due: o sei Cassandra, sacerdotessa e profetessa del ciclo troiano condannata da Apollo a fare profezie vere a cui nessuno avrebbe creduto; oppure, hai comunicato in modo sbagliato. Io propendo più verso la seconda.
Andiamo ora a un altro punto, l’essere umano tendenzialmente poco altruista. Immaginate di essere single e di avere trenta denari per comprare una casa. Trovate due opzioni in un quartiere che vi piace, una casa ha cinque stanze e l’altra ne ha una in più, dunque sei stanze. Entrambe le case costano trenta denari, quale comprate? A parità di condizioni, decidete per quella di sei stanze, perché magari in futuro avrete una famiglia con tanti figli. Avete mai pensato che però, se voi da single comprate la casa più piccola adesso, magari potete lasciare la casa più grande a una famiglia già numerosa che ne ha più bisogno? Assolutamente no, non è un ragionamento che passa minimamente per l’anticamera del cervello, peggio per quella famiglia che ha scoperto dopo la casa. Mors tua, vita mea. E’ un esempio stupido ma è un’azione che compiamo ogni giorno, tendenzialmente tra due opzioni preferiamo quella che crediamo essere a nostro vantaggio, oppure vantaggiosa per le persone a noi care. In parte è questione di avidità capitalistica, in parte funzioniamo da sempre così. In questo pensare tanto a noi e poco agli altri, si possono creare disuguaglianze. Chiedere però approcci riduzionistici (taglia qui, taglia lì, ecc…) è costoso per la nostra mente, che tendenzialmente preferisce l’abbondanza alla scarsità, un ricco pranzo di Natale alla dieta.
Non è così dappertutto, quando ho vissuto in Finlandia ho visto un senso di altruismo immenso, strutturalmente connaturato alla società. Ma i finlandesi sono pochi, a livello internazionale si sa che sono il prepped country, ovvero il Paese che si prepara a tutto. Basti pensare che la popolazione è di 5 milioni di abitanti e hanno già attivi bunker per eventuali guerre nucleari per proteggere sino a 7 milioni di persone. Non è però un caso che la Finlandia sia uno dei pochissimi Paesi che sta centrando gli obiettivi climatici, senza sacrificare lo sviluppo industriale (anzi). Il fatto di essere pochi come popolazione aiuta, in ogni caso loro ce l’hanno fatta, altri Paesi no. Allora hanno ragione gli ambientalisti? Perché i finlandesi ci sono riusciti e gli italiani no?
L’errore degli ambientalisti è stato pretendere di migliorare l’uomo in poco tempo, quando i cambiamenti nelle società richiedono lustri, decenni o secoli. L’ambientalismo ha trovato un terreno fertile in Finlandia e ha attecchito; in Italia non è accaduto così. L’errore principale, dunque, è stato ignorare la lentezza dei cambiamenti della società. Ho scelto l’immagine di sopra come copertina di questa riflessione, con i barili di scorie nucleari, perché è un noto falso storico. Viene tutt’ora usata nelle presentazioni degli ambientalisti, potete trovare una sua derivazione nel sito di Legambiente, ed è la dimostrazione che lo spirito che ha animato le battaglie ambientaliste è più ideologico che scientifico. La centrale raffigurata è infatti una centrale a carbone, non una centrale nucleare. I dati dimostrano che il nucleare è la tecnologia più sicura e pulita che possediamo, le scorie hanno un impatto minimo. Sempre in Finlandia sono coscienti di dover gestire scorie, dunque hanno realizzato un deposito a Eurajoki che coprirà le loro necessità sino al 2120 e proteggerà stabilmente dalle radiazioni per 100mila anni (per approfondire, leggi qui). Il costo di costruzione del deposito è di 818milioni di euro, ovvero lo 0,06% del costo del Ponte sullo Stretto e lo 0,0027% della spesa ANNUALE pensionistica italiana; briciole, per uno Stato. Eppure, loro sono pronti, usano il nucleare felicemente, hanno emissioni pro-capite quasi uguali a quelle italiane nonostante abbiano bisogno di molta più energia per scaldarsi (fonte) e il loro costo per kilowatt è per un quarto più basso rispetto al nostro (Italia 0,3274 €/kWh, Finlandia 0,2465 €/kWh; dati qui).
Il modo più corretto per risolvere la crisi climatica è fare in modo che la corrente elettrica che mi arrivi a casa sia pulita, lasciandomi la libertà di accendere il condizionatore quanto mi pare (a mie spese, chiaramente). Questo perché chiedere riduzionismi all’uomo medio è costoso. Per quanto sia nobile voler educare l’uomo, bisogna scendere talvolta a compromessi, ed è ulteriormente necessario farlo quando la posta in gioco è così alta.
In questo articolo si è parlato tanto di abitudini, tra cui quelle del fumo. Se hai un’abitudine che vuoi cambiare, ti consiglio questa lettura che mi ha aiutato molto: “Il potere delle abitudini” di Charles Duigg.
Per approfondire, l’articolo su George Bush ambientalista:
Cronache dal Vecchio-Nuovo Mondo: l'Eco-Disastro di Saddam Hussein e George Bush ambientalista
Mi trovo in questo momento negli Stati Uniti, in Texas, precisamente a College Station, seguirò una summer school di scienze dei materiali con approccio computazionale per le prossime due settimane. Non sto qui a spiegarvi cosa siano scienze dei materiali con approccio computazionale, vi potrebbe incuriosire invece cosa sia una summer school. Come dice …






