Ti ricordi quando potevi toccare la tecnologia?
Elogio di pulsanti e manopole perdute
Oggi sono nostalgico, parlerò del passato, di quando la tecnologia si poteva toccare; non mi sto riferendo ai touch screen. Lo spunto di riflessione nacque quando giravo mercatini dell’usato finlandesi l’anno scorso, più o meno in questo periodo, nella città di Tampere. In Finlandia, infatti, la vendita di articoli di seconda mano è molto diffusa (ancor prima di Vinted o eBay), la gente tutt’ora compra di tutto, anche rubinetteria usata. Le prime quattro foto che vi faccio vedere in questo articolo risalgono all’aprile dell’anno scorso, in uno dei negozi più forniti della città.
D’altronde, se hai bisogno di qualcosa, perché comprarla nuova se la puoi trovare ancora funzionante e alla metà del prezzo? Penso che la diffusione di questi negozi dipenda anche da una questione di disponibilità: in un Paese dove la temperatura scende tranquillamente a -40°C di notte o -20°C di giorno per diversi mesi (da dicembre a febbraio, a marzo fa un po’ più caldo ma io incontrai -12°C di mattina), lo scambio di merci può essere accidentato. Un tempo non esisteva Amazon, i grandi magazzini erano lontani (la densità di popolazione finlandese è di 18 abitanti per chilometro quadrato, in Italia circa 200) e i negozi dell’usato sono una maniera di trovare di tutto e di più sempre disponibile.
Spesso le case sono affittate come vuote, dunque nelle città universitarie come Tampere o Lahti i negozi dell’usato fanno sconti agli studenti per l’acquisto di mobili. Al termine degli studi, i ragazzi riportano le cose in quei negozi, instaurando un’economia circolare conveniente sotto molti punti di vista.
Questi negozi raccolgono cimeli di oggetti tecnologici ormai non più utilizzati; una bacinella è sempreverde, rimane utile con il passare degli anni (al netto di degradazione della plastica), un telefono Nokia invece diventa vintage. Osservando vecchi telefoni, fax e macchine fotografiche, ho riscoperto il concetto di manopola.
Mettiamoci nella testa di un inventore di macchine fotografiche della prima metà del 1900. Sappiamo che dobbiamo convogliare la luce in una lente, far scattare un otturatore in qualche maniera e avvolgere la pellicola in un rullino. Per il resto, abbiamo assoluta libertà di disporre questi tre elementi come vogliamo. Ecco che nascono le fotocamere con mirino verticale, oppure quelle con le slitte avanti e indietro, oppure obiettivi intercambiabili.
Spostiamo le lancette più avanti. Prende piede il CD per ascoltare musica. Io voglio dare ai miei clienti la possibilità di andare oltre l’ascolto di un singolo CD. Se infatti invito degli amici a cena, dopo circa 20 tracce il CD è finito; dovrò alzarmi, andare in soggiorno, prendere un altro CD, riporre il precedente nella custodia e mettere uno nuovo. Risolvo il problema se per esempio creo un lettore di più CD insieme! Così vengono riprodotti uno dopo l’altro.
Il meglio dell’inventiva dell’uomo viene con i telefoni portatili. I primi sono pesanti e ingombranti, oltre che costosi. Sono venduti per lo più a dirigenti, agenti di commercio e uomini d’affari. Cos’hanno in comune tutti loro? La ventiquattr’ore ovviamente. Ecco che i primi telefoni hanno l’aspetto di una valigia tecnologica, d’altro canto tutte le persone in affari hanno una ventiquattr’ore o una tracolla. Altro che zainetti da ragazzetti.
La tecnologia avanza velocemente. Mi ricordo intorno al 2006 l’arrivo di connessioni Bluetooth e infrarossi su larga scala. Ci scambiavamo foto di Goku con la maglietta del Palermo Calcio, tantissime suonerie e audio divertenti. Miglioriamo gli speaker dei telefoni e forniamoli con degli auricolari, è categorico.
I messaggi costano sempre di meno e sono usati di più, allarghiamo le tastiere senza rendere i telefoni troppo grandi, altrimenti non stanno in tasca: ecco LG Tribe Chat Mobile.
E così via per circa tanti anni, un telefono non era mai uguale all’altro.
A un certo punto la storia cambia con l’avvento degli schermi digitali. Prima l’ingegnere doveva immaginare prima che tipo di interazione voler dare con lo strumento: che componenti mettiamo? Dove posizioniamo la tastiera? Quanto deve essere grande? Adesso concede libertà allo sviluppatore di applicazioni: io ti fornisco uno schermo di una data dimensione, poi tu sviluppatore informatico decidi dove mettere le icone, che testo scegliere, se attivare suonerie e tutto il resto. E’ l’intuizione di Steve Jobs, chiara sin dalla prima presentazione dell’iPhone: togliamo tutto ciò che è fisso (tastiere, rotelline alla BlackBerry), mettiamo solo un grande schermo con un singolo pulsante, così da dare libertà ai designer su come riempire lo schermo. Da un punto di vista progettuale, l’informatico ha di fronte a sé una tela da riempire.
Così nascono milioni e miliardi di applicazioni diverse, ben presto la tastiera fisica scompare. L’unica interazione possibile è sfiorare, toccare, tamburellare o strisciare un dito su uno schermo liscio; niente più fisicità dei tasti (se non per spegnimento e volume), niente più rotelle, niente più click meccanico, al massimo è simulato con suono e vibrazioni.
Tuttavia, con i nuovi telefoni quando lo schermo si spegne, le app cessano di esistere. Prima avevo un omino che correva in tempio Maya per scappare da una scimmia gigante; se spengo lo schermo, non esiste più. Scompare la tastiera, il pulsante di chiamata, lo sfondo, tutto. Un telefono vecchio ha comunque una componente tattile che rimane invariata; premo i tasti sulla tastiera e non succede niente, ma i tasti ci sono. Invece lo schermo del telefono si spegne e con esso sparisce il nucleo del prodotto. Ci sono app che usavamo tantissimo in passato e che abbiamo completamente dimenticato, non parlo solo del passato remoto ma anche cose più vicine. Per esempio, io usavo Snapchat al liceo ma me ne ero completamente dimenticato; l’ho riscoperto per curiosità mentre stavo in Finlandia perché lì si usa e, riaccendendo al mio account, ho recuperato vecchie foto con amici.
Quelle foto erano conservate in un server negli Stati Uniti per 10 anni, in attesa che le riprendessi (salvo password dimenticate o cancellazione degli account). Se non avessi riscaricato Snapchat, avrei perso quelle immagini e forse anche il loro ricordo; da anni vige il monito di stampare le nostre fotografie perché stiamo lasciando dietro di noi un deserto digitale. MySpace era protagonista degli adolescenti nati a inizio anni ‘90. Qualche anno fa, milioni di utenti hanno visto sparire per sempre il proprio profilo da un giorno all’altro, in particolare, tutti i dati salvati dal 2003 al 2015. Per sempre e inevitabilmente.
Invece, le manopole di regolazione del volume sono ancora lì. Possiamo ancora toccare i tasti di un vecchio Alcatel, sentire le molle dietro come reagiscono e se reagiscono; girare le manopole di uno stereo e percepire i tic di regolazione se sono regolati in maniera discreta, oppure sentire un movimento fluido e continuo. Sono fossili di un’epoca precedente, forse sono gli unici fossili che avremo.









