Perché 10 anni fa eravamo più sereni
Non è solo una questione di eventi storici ma di fruibilità dell'informazione
Sui social c’è un trend sul condividere le foto di 10 anni fa. E’ buffo vedere come siamo cambiati e cosa è successo, 10 anni è tanto nella vita di una persona. Io per esempio 10 anni fa avevo una discreta chioma capelluta, adesso perduta “nel tempo come lacrime nella pioggia” (cit.).
Molte delle funzionalità di Instagram 10 anni fa non esistevano. Per esempio, si condividevano solo foto, non c’erano le storie (o sarebbero state messe poco tempo dopo, inseguendo Snapchat), soprattutto non c’erano i reel. E’ strano anche solo fare questo paragone su una piattaforma o un frutto della tecnologia, perché siamo abituati a vedere gli oggetti come collocati nel loro tempo. Per esempio, l’oggetto “televisione” comprata 10 anni fa com’è cambiata? In niente (se funziona ancora), c’è sempre lo stesso telecomando, al massimo ho cambiato decoder. L’entità “televisione” invece com’è cambiata? Adesso si collega a internet con più velocità e permette di avere Netflix o Amazon Prime Video; tuttavia, rimane sempre uno schermo con un telecomando. Il social network invece è mutevole, rincorre i comportamenti delle persone per fare cassa (ne abbiamo parlato qui in generale, ma anche qui se riferito alla politica); è fluido.
C’è un motivo di fondo per cui Instagram 10 anni fa era un posto più sereno di quanto sia adesso. Vorrei utilizzare il termine “migliore” ma, come vi dirò, in realtà la nostra interazione odierna con la piattaforma ha dei plus rispetto al passato, anche se in media siamo più infelici.
Negli ultimi 10 anni un bel po’ di eventi storici sono accaduti, provo a elencarne alcuni. Chiaramente questo non vuole essere un elenco esaustivo:
nel 2018 lo scandalo “Cambridge Analytica” ha mostrato come i social possono essere usati per manipolare volutamente l’opinione pubblica;
sempre nel 2018 è entrato in vigore il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali (GDPR), costringendo Instagram a cambiare lo stile della piattaforma per monetizzare al meglio, ci tornerò su;
nel 2020 è scoppiata una nuova pandemia, erano cent’anni che una malattia non aveva tale diffusione globale;
nel 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina (ma questo era accaduto anche prima del 2016, precisamente nel 2014, con l’invasione della Crimea);
nel 2023 il conflitto Hamas-Israele si è esacerbato (ma questo era accaduto anche prima del 2016, ha radici a inizio 1900);
nel 2025 è scoppiato il conflitto tra Israele e Iran (ma questo era accaduto anche prima del 2016, per esempio con il virus Stuxnet nel 2010 contro i siti nucleari iraniani).
Insomma, abbiamo dato un gran divertimento agli storici negli ultimi 10 anni. Il punto però è un altro. Degli eventi riportati, la pandemia certamente ha un inizio preciso, anche lo scandalo Cambridge Analytica; sono collocati nel tempo. Il resto degli eventi ha invece radici più remote. Perché nel 2016 non ci interessavamo così tanto di quegli eventi?
Se prendiamo per esempio il conflitto Israele-Palestina, le proteste e la Flotilla rappresentano una novità storica; non che prima non ci fossero state proteste, sicuramente però non erano della portata vista nel 2025. Cosa è cambiato nel frattempo? Qual è la novità principale accaduta negli ultimi 10 anni? Adesso siamo paladini della civiltà e abbiamo abbandonato il nostro egoismo? Non credo.
La risposta sta nel seguente dato, che abbiamo commentato a lungo in questo articolo: è cambiato completamente il modo con cui fruiamo delle informazioni.
Il grafico mostra un confronto temporale sull’uso dei mezzi di informazione, dal 2019 al 2024. Solo negli ultimi anni la maggior parte degli Italiani ha iniziato a usare internet e i social media come fonte principale di informazione al posto dei media tradizionali (fonte qui, da cui è tratto anche il grafico di sopra). Come ho già scritto in uno dei primi articoli del blog, questo è un male, perché i social network sono comunque piattaforme private che devono far cassa. Non esiste un codice deontologico per le informazioni che l’algoritmo mostra agli utenti, per i giornalisti invece sì.
Da un lato i social media hanno reso possibile venire a conoscenza di orrori accaduti negli ultimi anni che altrimenti sarebbero stati insabbiati; questo è il “plus” di Instagram di oggi di cui vi parlavo prima. Al tempo stesso, una piattaforma che nasce per l’intrattenimento mostra notizie gravi e serie: quanto fa bene al cervello essere invaso da un mix di migliaia di input giornalieri tristi-felici-tristi-felici? Poco, anzi, fa malissimo; vi riporto questo articolo del National Geographic sul tema.
Siamo liberi di condividere informazioni e possiamo essere molto aggiornati; al tempo stesso, il prezzo da pagare è un continuo stato di stress. Forse per questo l’Instagram del 2016 ci piaceva di più. Ma c’è dell’altro.
Ho detto a più riprese che Instagram deve far cassa sulla nostra attenzione, infatti deve monetizzare vendendo pubblicità. La responsabilità sul doom-scrolling, ovvero l’alternanza continua di contenuti di intrattenimento e seri nei social network, non ricade su chi produce tali contenuti, quanto sulla piattaforma stessa. In altri termini, possiamo dire che Instagram ci vuole stressati perché così staremo di più nella piattaforma. Se per esempio interagite con un video dei rastrellamenti dell’ICE negli Stati Uniti, dimostrando attenzione sul tema, Instagram avrà tutto l’interesse di mostrarvi altri video sul tema per farvi indignare, perché in mezzo mostrerà anche qualche annuncio pubblicitario. E guadagnerà. D’altronde, nulla è gratis, la moneta di scambio è la vostra attenzione.
Non vale il generico “L’algoritmo mostra ciò che mi interessa”, non è mia responsabilità se vedo insieme contenuti di intrattenimento e temi politici: è l’algoritmo che è progettato così. Gli algoritmi hanno un loro funzionamento deciso dal progettista, con lo scopo di tenere il più possibile gli utenti dentro la piattaforma e fare cassa nel caso in oggetto. La prova di ciò è che prima del 2022 i video sulla guerra erano bloccati dalle piattaforme, non si voleva urtare la sensibilità delle persone. Da marzo del 2022, invece, Instagram e Facebook hanno deciso di NON bloccare i post violenti sulla guerra Russia-Ucraina (fonte qui). Così è stato anche per le immagini dalla striscia di Gaza.
Su queste piattaforme siamo molto più incatenati di quanto crediamo, non siamo affatto liberi. Ci sono interi manuali di marketing sul nudge, la spintarella che dà l’elefante con la proboscide a un altro elefante per farlo andare in una certa direzione. Così siamo noi oggi su queste piattaforme.
Per concludere, nel 2016 Instagram faceva il grosso della cassa vendendo pubblicità e dati personali senza troppi problemi, noi volevamo solo vedere foto e il patto di utilizzo funzionava così. Poi negli ultimi anni da un lato noi abbiamo voluto avere notizie politiche, dall’altro la piattaforma si è adattata per soddisfare questi desideri pur di farci rimanere al suo interno. Per questo oggi le piattaforme provocano molto più stress rispetto al passato e sono polarizzanti.
Se mi chiedete di individuare l’invenzione tecnologica migliore degli ultimi 10 anni, non vi dirò i modelli di Intelligenza Artificiale: sono le cuffie con la cancellazione del rumore.





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