La formula magica contro i parenti serpenti
Come rispondere con garbo ed eleganza alle domande "scomode"
Il tempo fugge, questa è una costante che si trova in tutte le culture. Nel tempo cambiano anche gli stati delle cose e le situazioni; la chimica, ad esempio, ci dice che nulla è in perenne equilibrio, esistono solo reazioni chimiche più o meno veloci. L’aria che respiro in questo momento è piena di miliardi di molecole di ossigeno, azoto e anidride carbonica provenienti da chissà dove, nonché innumerevoli spore e virus da cui il mio sistema immunitario mi difende (spero). Il tempo può essere inteso anche come ciclico. La Terra ruota attorno al Sole in modo abbastanza regolare, così come attorno al proprio asse. Dico “abbastanza regolare” perché in realtà nemmeno un’orbita è uguale a sé stessa, è un sistema caotico. Viviamo di fatto all’interno di cicli imperfetti che sembrano uguali a sé stessi ma non lo sono. Il ciclo attuale ci presenta di fronte le feste natalizie e con essere le domande scomode dei parenti.
Personalmente amo il Natale e non rinuncerei per niente alle domande di chi vedi (purtroppo) poche volte l’anno. Forse sono io il parente antipatico che le pone, non so se sono diventato così con l’età, probabilmente è così da sempre. In ogni caso, tra qualche giorno buona parte di chi sta leggendo questo post si troverà di fronte a queste domande, compreso me. Possono nascere da diverse origini, sicuramente affetto e curiosità, anche un pizzico di invidia che non vogliamo ammettere a noi stessi.
Supponiamo di avere di fronte un parente serpente e che dietro una domanda ci sia una presunta certezza (oltre a un po’ di supponenza). Per esempio, il parente serpente ti chiede come vada all’università perché lui ha già una laurea, dunque è in una posizione superiore; oppure, il parente serpente ti chiede quanto paghi di affitto perché lui ha una casa e magari lui ne ha un’altra per i suoi figli. Si può rispondere in vario modo a queste domande, ci si può sentire con le spalle sul muro, ma esistono due paroline che possiamo aggiungere in una frase per scardinare castelli e certezze: «per ora». Una preposizione e un avverbio fanno miracoli, vi mostro come.
Prendiamo un esempio ancora più cattivo, al limite dell’assurdo:
Parente serpente: “Come ti trovi a Milano? Io so che si vive male.”
Magari voi vivete bene a Milano. Magari venite da un paese più piccolo e trovate asfissiante la vita lì, mentre vi trovate a vostro agio nella frenesia di Milano. Magari lo stile di vita del parente serpente non fa proprio per voi. Al tempo stesso, pagate tanto di affitto e la seconda parte della frase del parente serpente vi pesa. Una risposta potrebbe essere:
“Mi trovo bene ma pago tanto di affitto”.
Il parente serpente si lascia scappare un ghigno, vi guarda con un misto paternale di compassione, autorità e paternalismo insieme. Ha vinto lui, che gode di una lauta pensione da 30 anni nonostante abbia maturato 5 anni di contributi ed è rimasto nella vostra città natale, dove voi non vi trovavate. Quel “ma” della frase è una sconfitta totale, annulla il “Mi trovo bene” e mette in luce il “pago tanto di affitto”.
Come facciamo a non darla vinta al parente serpente? Se dite:
“Mi trovo bene e pago tanto di affitto”.
il parente nuovamente si lascia scappare un ghigno. Provate invece con:
“Mi trovo bene ma pago tanto di affitto per ora”.
La differenza è abissale. Il punto chiave è che siamo abituati a parlare per sentenze eterne, per condizioni svincolate dal tempo. Il tempo può diventare nostro amico se riferito alle cose che non vanno. Dire “Mi trovo bene ma pago tanto di affitto per ora” rende molto meglio di “Mi trovo bene ma pago tanto di affitto” perché portiamo il tempo dalla nostra parte. Chi dice che restiamo in quella situazione per sempre? Il futuro nasconde in sé infinite possibilità, è una tavolozza bianca da dipingere.
Già questo esempio meriterebbe di condividere questo articolo con qualche vostro amico (lo potete fare cliccando su questo bottone azzurro) ma voglio condividere con voi qualcosa in più.
Il “per ora” ci permette di dare una dimensione temporale alle nostre frasi e a ottenere il potere delle possibilità. Al tempo stesso, può distruggere una condizione positiva. Se vi chiedono:
“Come stai?”
“Ho cambiato recentemente casa e sto molto bene”.
E’ diverso da:
“Come stai”?”
“Ho cambiato recentemente casa e sto molto bene per ora”.
Infatti potrebbe accadere che quella situazione di benessere cambi in malessere. Quel “per ora” aggiunto alla fine cambia completamente il tono di ciò che vogliamo esprimere. E’ una formula magica in un senso o nell’altro, può difenderci o meno.
Alcune discipline come la Programmazione Neurolinguistica (PNL) insegnano a formulare le frasi in modo particolare per ristrutturare il nostro pensiero. Ho letto recentemente un libro sull’argomento, personalmente l'ho trovata utile per ampliare il mio punto di vista; tuttavia, se usata male o impropriamente la PNL si può rivelare la recita di un copione che non rispecchia ciò che siamo.
Per esempio, supponiamo che voi abbiate un lavoro oggettivamente pesante. Alla domanda posta da un amico fidato “Come va a lavoro?” rispondete con un “A lavoro mi trovo bene” mentendo, solo perché il fatto di ripetere di star bene potrebbe aiutarvi a stare meglio veramente e a vedere le cose positivamente. Ecco, questo vuol dire mentire a sé stessi il più delle volte e ve lo sconsiglio caldamente.
Il linguaggio può avere potere terapeutico, il “per ora” mi ha aiutato molto e avevo piacere di condividervi questo trucchetto qui, adesso che si avvicina il Natale e l’anno nuovo, e con esso una riflessione sul tempo che passa. Ciò che penso sul presente e sull’età l’ho scritto qui lo scorso Febbraio (Raggiungere un obiettivo elevato o crepare, ovvero, il senso dei giorni a 27 anni), non ho cambiato il mio pensiero. Rivedevo i video che ho pubblicato su YouTube in passato mentre ero in quarantena dal covid, quello “IDONEI a una VITA NORMALE e senza RITARDI” rimane ancora uno dei miei preferiti. Credo che non sia invecchiato affatto.
Buone feste dunque, non abbiate paura dei parenti serpenti, anzi, godetevi il tempo con loro. Perché sicuramente il tempo cambia le cose, sicuramente l’età vera è quella che sentiamo dentro e non quella anagrafica. Tuttavia, esiste anche un’altra certezza: il tempo perso non ritorna più.


