Il vero cattivo de "Il Diavolo veste Prada 2"
Riflessioni senza spoiler dopo la visione del film
Ognuno ha i propri guilty pleasures, ovvero quei piaceri personali di cui un po’ ci vergogniamo ma che rimangono per noi importanti. Mi piace tradurre l’espressione con “piaceri peccaminosi”. Potete essere delle persone super pacifiste e adorare i film di Michael Bay pieni di esplosioni, per esempio; oppure avere uno stile di vita super atletico ma non volete rinunciare al Filet o’ Fish del McDonald una volta ogni tanto. Bene, uno dei miei guilty pleasures è “Il Diavolo veste Prada”, film che credo non abbia bisogno di presentazioni. L’interpretazione di Meryl Streep nel film è letteralmente da Oscar, ho visto e rivisto la scena iniziale in cui viene presentato il personaggio, con la sequenza che parte dal panico alla redazione di Runway per l’imminente arrivo di Miranda Priestley, la camminata trionfale dal taxi verso l’edificio, le inquadrature sulla borsa “Prada” e poi di spalle, la modella che esce dall’ascensore e si scusa pur di non invadere il suo spazio personale, infine l’apertura delle porte e la presentazione del volto del diavolo. Tutto il film riesce a essere terribilmente iconico, il personaggio risulta affascinante nonostante la sua spietatezza. Da grande fan del film temevo che il sequel potesse essere o sciatto, o un esercizio di citazionismo: non è stato così, anzi, introduce chi è il vero “cattivo” del mondo moderno.
Ne parlerò senza fare spoiler e senza dare troppi dettagli, cosicché possiate godervi la visione qualora non lo abbiate ancora visto. Avevamo lasciato il precedente film con Andy Sachs, interpretata da Anne Hathaway, che abbandona Miranda nel giorno più importante dell’evento di Parigi, temendo di diventare un “diavolo” come lei. Il nuovo film è ambientato 20 anni dopo, con i personaggi del vecchio cast che, per delle vicissitudini che vedrete, si trovano a lavorare nuovamente insieme.
20 anni sono tanti, tutti i personaggi risultano chiaramente più maturi visivamente sulla scena (espressione elegante per dire: invecchiati). L’unica invece che non sembra toccata dal segno del tempo è proprio Miranda Priestley, forse per mia percezione, forse per l’abilità del trucco e parrucco. In ogni caso, la redazione di Runway si trova catapultata in un mondo dove il cartaceo esiste sempre meno e a far da padrone sono i click e le impression (le visualizzazioni brevi, fugaci) sui social. Se il primo film vedeva il mondo della moda come una bolla a sé, fatta di personaggi frivoli e arrivisti che provano a entrarci senza successo, sin da subito la realtà di oggi vede nuovi attori: i magnati delle big tech super ricchi, descritti come degli sfigati che abusando di Ozempic e di intelligenza artificiale ottengono un posto in un mondo da cui prima erano esclusi, nonché una creatività fittizia che non posseggono. Entrano a pieno titolo nel mondo della moda solo perché hanno i soldi, con essi possono comprare gioielli, case di lusso e altre sciccherìe. Dall’altro lato, invece, c’è chi il mondo della moda lo vive da sempre, come Nigel (Stanley Tucci) che, riferendosi a un personaggio del film, dice che veste così tante fibre sintetiche che con un fiammifero prenderebbe immediatamente fuoco.
Personalmente ho trovato il film molto arguto, non può arrivare ai livelli del primo ma risulta comunque molto interessante. Non abusa di citazioni del precedente (rischio in cui molti sequel un po’ raffazzonati cadono, vedasi Joker 2), la storia è nuova e per niente scontata, anche con qualche colpo di scena, pur rimanendo entro i confini di una commedia. Ciò che ho apprezzato di più è questo continuo contrasto tra chi ha autenticamente il gusto della moda e chi finge di averlo attraverso i soldi, per cui il vero “cattivo” del film a mio avviso non è Miranda o altri personaggi, è proprio il concetto di arrampicata sociale, quasi ai livelli di Mastro-Don Gesualdo di Verga. Chiaramente, con Verga ha anche in comune la spocchia tipica della nobiltà, di chi crede di avere uno status per diritto divino e vede tutti gli altri dal basso verso l’alto; è pur sempre un film con un diavolo che veste Praga come protagonista. Al tempo stesso, nel complesso il prodotto riesce ed è molto godibile. Che male c’è, infatti, ad aggiungere un pizzico di vanità e frivolezza nelle nostre vite?
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